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Da Talamone a La Caletta con furore (e un’auto fantasma).

Odissea Sarda: Da Talamone a La Caletta, tra imprevisti e tramonti mozzafiato

Tutto è iniziato a Bologna, con un piano che sembrava un incastro perfetto, un’operazione quasi militare per portare la barca nella sua nuova casa sarda. L’avventura prevedeva due auto: la mia, fedele compagna fino a Lucca, e quella di Cecilia, che da lì in poi sarebbe diventata il nostro mezzo di trasporto ufficiale.

Il primo tassello del puzzle è stato recuperare il pezzo più importante dell’equipaggio: Capitan Cinelli. Con lui a bordo, sotto la guida sicura di Cecilia al volante, abbiamo puntato la prua verso sud, direzione Talamone. L’obiettivo era semplice: arrivare in serata, cenare, dormire qualche ora e essere pronti a salpare all’alba. Cecilia, completata la sua missione di fondamentale supporto logistico, avrebbe poi fatto rotta verso Bologna, lasciando a noi il mare.

La Traversata

La sveglia è suonata che era ancora notte fonda. Alle 5 del mattino, il porto di Talamone era silenzioso, avvolto in una luce perlacea. Mollati gli ormeggi, abbiamo iniziato la nostra traversata. Il mare ci ha accolto con benevolenza e, ora dopo ora, la costa toscana è svanita alle nostre spalle per lasciare spazio al blu intenso del Tirreno. La navigazione è filata liscia e alle 11 in punto, come da programma, stavamo entrando nel porto di La Caletta, in provincia di Siniscola. La prima, grande parte della missione era compiuta. Ormeggiata la barca, un senso di trionfo ci ha pervaso.

Gli Imprevisti Sardi

Con la barca al sicuro, iniziava la fase due: recuperare l’auto a noleggio all’aeroporto di Olbia. Un taxi ci ha accompagnati, carichi di aspettative e stanchezza. Ed è qui che la Sardegna ci ha presentato il primo conto. Al banco del noleggio, la doccia fredda: “La macchina non sarà disponibile prima delle 18:00”.

Senza perdersi d’animo, abbiamo riorganizzato i piani. Un altro taxi ci ha portati a casa, la nostra nuova casa sarda, con l’accordo di tornare in aeroporto nel tardo pomeriggio. Al nostro secondo arrivo, la sorpresa si è trasformata in farsa: l’auto non c’era ancora. Dopo una discussione a dir poco infinita, siamo riusciti a ottenere il rimborso completo del noleggio. La fortuna, però, era dalla nostra parte. Ci siamo imbattuti in un noleggiatore locale, uno di quelli che non trovi sui grandi portali, e non solo abbiamo trovato subito un’auto disponibile, ma l’abbiamo anche pagata meno. Come sempre, i piccoli rental car locali si confermano i migliori.

La Prima Volta a Casa

I giorni che sono seguiti sono stati segnati da un caldo torrido, quasi soffocante, tipico di metà giugno. Un caldo tale da rendere difficile qualsiasi attività nelle ore centrali della giornata. Nonostante ciò, siamo riusciti a goderci qualche bagno rinfrescante nelle acque cristalline e a dedicarci ai lavori sulla barca. Con precisione quasi chirurgica, abbiamo preparato i nuovi ormeggi, usando delle semplici fascette di plastica per prendere le misure perfette per le catene: un piccolo capolavoro di ingegneria navale casalinga.

Quelle giornate sono state anche il nostro battesimo nella nuova casa. Abbiamo passato la nostra prima notte tra quelle mura, prendendo confidenza con gli spazi. La gestione delle luci si è rivelata un’impresa inaspettatamente complessa, un labirinto di interruttori che ci ha fatto sorridere. Ma ogni piccola difficoltà veniva cancellata al calar del sole. I tramonti, visti da lì, erano semplicemente mozzafiato, capaci di ripagare ogni fatica.

Il Ritorno

Come ogni bella avventura, anche la nostra è giunta al termine. Un volo ci ha riportati sulla penisola, atterrando a Pisa. Lì, ad attenderci, c’era Michela, la moglie del “Cine”, che con un gesto di grande cortesia ci ha accompagnati a recuperare la mia auto lasciata a Lucca. Da lì, l’ultimo tratto di strada verso casa, verso Bologna.

Guardando indietro, questo viaggio è stato molto più di un semplice trasferimento. È stata una prova di amicizia e di resilienza. Ringraziare Cecilia per il suo supporto cruciale nella partenza e Capitan Cinelli per la sua esperienza e compagnia in mare è dire poco. Senza di loro, questa impresa sarebbe stata semplicemente impossibile.