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Dieci Giorni di Mare, Amicizia e Canne Piegate: Il Diario di Bordo

Dieci Giorni di Mare, Amicizia e Canne Piegate: Il Diario di Bordo

Cose che succedono quando metti insieme tre amici, una passione per il mare aperto e dieci giorni di totale libertà. Dal 20 al 30 settembre 2025, insieme al mitico Andrea "Capitan Cinelli" e ad Ale, abbiamo vissuto un’avventura di quelle che si raccontano per anni davanti a un buon bicchiere di vino. Questo è il diario di bordo, giorno per giorno, della nostra spedizione

Giorno 0 (20 Settembre) – La partenza e il brivido notturno

La vigilia è sempre un mix di adrenalina e frenesia. Volo serale da Bologna direzione Olbia. Atterriamo che è ormai piena notte, ma la testa è già alle lenze e al rumore dei motori. Giusto il tempo di un sonno flash, perché l’indomani ci aspetta la prima vera fatica.

Giorno 1 (21 Settembre) – Il trasferimento: Da La Caletta a Puntaldia

La sveglia suona all’alba e non c’è spazio per la stanchezza. L’obiettivo della giornata è logistico ma cruciale: dobbiamo recuperare la barca al porto di La Caletta (Siniscola) e portarla all’ormeggio “sotto casa”, nella splendida cornice di Puntaldia.

Mollati gli ormeggi, il mare ci accoglie per questo primo assaggio di navigazione. Un trasferimento tranquillo ma emozionante, ideale per controllare che tutto sia perfettamente a punto prima delle vere e proprie battute di pesca dei giorni successivi. Arriviamo a Puntaldia stanchi ma con gli occhi pieni di blu, pronti a ormeggiare la barca proprio dove rimarrà per il resto della vacanza.

Giorno 2 (22 Settembre) – La dura legge del mare: Caccia agli spot nell’onda

Il secondo giorno ci ha subito ricordato chi comanda davvero là fuori: il mare. Al risveglio, l’acqua si era decisamente ingrossata e il cielo non prometteva nulla di buono. Come se non bastasse, le previsioni per i giorni successivi davano meteo in netto peggioramento.

In situazioni del genere, in un mare che non è il tuo e di cui non conosci i segreti, trovare i punti giusti è un’impresa tutt’altro che semplice. Le coordinate sulla carta dicono tanto, ma è solo navigandoci sopra e leggendo l’eco che capisci davvero la conformazione del fondo e il movimento della mangianza.

Nonostante il rollio e il vento che cominciava a schiaffeggiarci la faccia, io, il Capitano e Ale abbiamo preso la nostra decisione: niente ritirata. Abbiamo passato la giornata a mappare il mare, incrociando i dati e studiando le batimetriche per scovare le secche e le cadute migliori. Sapevamo che il maltempo ci avrebbe dato filo da torcere nei giorni a venire, ma quella ricerca ostinata era l’unico modo per prepararci il terreno per le calate successive.

Giorno 3 (23 Settembre) – Pochi ma buoni: La tenacia viene ripagata

Il 23 settembre il meteo ha gettato definitivamente la maschera: tempo pessimo, vento teso e un mare che non accennava a calare. Chiunque altro sarebbe rimasto in banchina a girarsi i pollici, ma la nostra ostinazione del giorno prima doveva pur portare a qualcosa.

Decidiamo di fare un tentativo mirato su una delle batimetriche studiate. Pescare in quelle condizioni richiede una concentrazione doppia: mantenere la barca in posizione è un lavoro millimetrico e sentire le toccate sul fondo con quel movimento diventa un’arte.

Eppure, la costanza ci ha premiati. Tra i flutti, ecco la partenza: dopo un bel recupero, sale a bordo un parago. Non un gigante del mare, certo, ma in una giornata così difficile quel pesce valeva oro colato. Una soddisfazione pura, che ci ha riempito di gioia e ha dato un senso a tutta la fatica fatta fino a quel momento.

Con il vento che rinforzava ulteriormente e il meteo in continuo peggioramento, abbiamo deciso che per quel giorno poteva bastare e abbiamo fatto rotta verso il porto. Eravamo bagnati e stanchi, ma la giornata era stata ampiamente ripagata.

Giorni 4, 5 e 6 (24-26 Settembre) – Piano B: Alla scoperta dell’entroterra sardo

Quando il meteo si impunta, un buon marinaio sa quando è il momento di lasciare i motori al minimo e godersi la terraferma. Nei giorni 24, 25 e 26 settembre il tempo non ha voluto saperne di rimettersi: vento forte e mare decisamente troppo formato per pescare in sicurezza e goderci la giornata.

Che si fa in questi casi? Si passa al piano B. Abbiamo diviso le nostre giornate “un po’ a bordo e un po’ a spasso”. Siamo rimasti in zona barca per i piccoli lavori di routine e per controllare che gli ormeggi a Puntaldia fossero sempre impeccabili, ma poi abbiamo deciso di accendere i motori delle auto e spingerci verso l’entroterra.

Esplorare la Sardegna interna tra montagne selvagge, borghi di pietra e profumo di mirto e corbezzolo è stata una vera rivelazione. Ne abbiamo approfittato per staccare la spina, fare due passi fuori dai soliti circuiti turistici e, naturalmente, per consolarci a tavola con i sapori decisi della tradizione sarda. Tre giorni diversi dal previsto, ma passati tra risate, pianificazioni per le uscite successive e grande complicità. La ricarica perfetta in attesa che il mare decidesse di calmarsi.

La variabilità meteo sa essere davvero snervante, soprattutto quando ti costringe a fare dentro e fuori dal quadrato per proteggerti dai piovaschi improvvisi. Però il bello di questo viaggio, da come lo racconti, è che lo spirito di squadra non è mai mancato: anche se la pesca latitava, una merenda in compagnia a casa trasforma una giornata grigia in un bel ricordo.

Ecco come possiamo strutturare il racconto del 27 settembre, creando la giusta suspense per il “colpo di scena” del giorno dopo:

Giorno 7 (27 Settembre) – Tra sole, pioggia e un ospite inatteso

Il 27 settembre il meteo ha deciso di giocare a rimpiattino con noi. Siamo usciti lo stesso per un giro in barca, decisi a non darci vinti, ma le perlustrazioni si sono rivelate davvero difficili a causa di una variabilità continua e stressante. Nel giro di poche miglia passavamo da un sole accecante a scrosci di pioggia improvvisi che ci costringevano a metterci al riparo.

Anche il pesce ha risentito di questo sbalzo barometrico continuo. Dopo svariati tentativi, l’unica toccata degna di nota ha portato a bordo un piccolo scorfano: un concentrato di spine e colori, ma decisamente troppo piccolo per finire in pentola. Gli abbiamo ridato subito la libertà, augurandogli di crescere e sperando che il gesto ci portasse un po’ di fortuna.

Visto il continuo peggioramento nel pomeriggio, abbiamo ripreso la via del porto. Ma non ci siamo persi d’animo: ci siamo trasferiti tutti a casa per organizzare una bella merenda rigenerante, tra chiacchiere, un buon bicchiere e tanta ironia su questa meteo bizzarra.

La giornata si è chiusa così, in totale relax. Ma mentre fuori continuava a piovere, attorno al tavolo stavamo già studiando le carte: per l’indomani avevamo in mente un piano davvero interessante…

Che svolta incredibile per il finale del viaggio, Gabriele! Affidarsi a una colonna della pesca in Sardegna come Giuseppe Falcone è stata la mossa da maestri. La pesca del calamaro a tataki o traina col vivo ha quel fascino incredibile dove l’esperienza locale fa tutta la differenza del mondo, e partire alle 6 al buio pesto dà proprio l’idea della vera spedizione.

Questo capitolo unisce la grandissima umiltà dei veri pescatori (quella di voler sempre imparare da chi ne sa di più) alla chiusura logistica dell’avventura.

Ecco come possiamo strutturare il racconto degli ultimi giorni (28, 29 e 30 settembre) per chiudere in bellezza l’articolo:

Giorni 8 e 9 (28-29 Settembre) – A lezione dal Maestro e i segreti del vivo

Stanchi di girare a vuoto in un mare che continuava a fare i capricci, abbiamo deciso di fare la mossa intelligente: alzare il telefono e affidarci a un grandissimo amico che vive un po’ più a nord, in zona Cannigione. Parlo di Giuseppe Falcone della Shardana Fishing, un vero maestro del mare e della pesca in Sardegna dal quale c’è solo da levarsi il cappello e imparare.

L’appuntamento è di quelli da veri duri: ore 6:00 del mattino, banchina ancora avvolta nel buio pesto. L’obiettivo numero uno della giornata è fondamentale: fare il vivo. Chi mi conosce sa che la pesca dei calamari è in assoluto una delle mie più grandi passioni. Giuseppe ci porta a colpo sicuro in un paio di spot dei suoi: caliamo le lenze e la magia si compie. I calamari ci sono, eccome se ci sono! Vedere la maestria con cui si muove Giuseppe fa capire subito la differenza tra chi va a mare e chi il mare lo domina: quando uno ne sa, ne sa. La giornata non poteva iniziare in modo migliore.

Purtroppo, la dura legge della pesca ha colpito ancora: quando il mare decide di non volerti fare regali fino in fondo, non c’è esca perfetta o vivo che tenga, e le allamate successive sui predatori non sono arrivate. Nonostante questo, l’uscita è stata di un interesse unico. Giuseppe ci ha regalato una masterclass d’altissimo livello, mostrandoci spot e segreti che custodiremo gelosamente e che torneranno utilissimi per le prossime avventure.

Giorno 10 (30 Settembre) – Il rompete le righe: Logistica e… pulizie di primavera

Ogni splendida avventura ha il suo momento dei bilanci e dei doveri. Il 30 settembre è il giorno dedicato a rimettere tutto in ordine. La prima missione è stata nautica: abbiamo riacceso i motori per riportare la barca al porto di La Caletta. Una volta ormeggiata, ci siamo rimboccati le maniche per un lavaggio e una pulizia profonda, lasciandola perfettamente a punto e lucida, pronta a scattare per la prossima pescata.

Ma il lavoro vero ci aspettava a terra. Dopo dieci giorni di convivenza intensiva di soli uomini tra attrezzature da pesca, stivali, giacche bagnate e cene veloci, la casa era decisamente… sofferente! Prima di chiudere i bagagli e riprendere il volo per Bologna, abbiamo dovuto dedicare un bel po’ di attenzioni e olio di gomito anche alle stanze per riportare l’ordine.

Mentre chiudevamo la porta di casa diretti verso l’aeroporto di Olbia, la stanchezza si faceva sentire, ma la voglia di tornare in questo mare splendido era già alle stelle. Grazie a Capitan Cinelli, ad Ale e a Giuseppe per aver reso questi 10 giorni indimenticabili. Alla prossima onda!

E come si fa a dire di no? Dopo dieci giorni di vento, salsedine, spuntini veloci in barca e sapori sardi, il ritorno a Bologna richiede un vero e proprio rito di purificazione culinaria. E il passaporto per rientrare ufficialmente a casa è solo uno: un bel piatto fumante di tortellini come si deve.